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- Questo Blog contiene argomenti esoterici e pagani,
se questo può darti fastidio, sei libero di vagare altrove...

- Non mi assumo alcuna responsabilità di riuscita o non riuscita, fallimento, o ripercussioni DI QUALUNQUE TIPO, dei miei incanti, per l'uso sconsiderato di chi preleva!

Grazie, angy.

Febbraio 2010


significato : unione e amicizia come l'Olmo.. (fonte: )

fonti: www.oltreweb.it/vino_mito.php
A. Cattabiani
Wickipedia
Vino e mitologia

La mitologia è, fra tutte le rappresentazioni, quella che meglio esprime la duplice natura del vino e con essa, anche la duplice natura dell'uomo. Lungo la storia della civiltà, il vino è sempre stato consederato misticismo e trasgressione; è innalzamento dello spirito, ma strumento di perdizione, in una doppia accezione che lo stesso Dioniso, Bacco per i Romani, incarna perfettamente: è infatti un satiro, mezzo uomo e mezzo capro, quasi a voler significare l'estrema ambivalenza, o convivenza, all'interno della stessa persona, di umanità e bestialità che il bere vino - in eccesso - rende evidente.

Il mito e il vino sono entrambi strumenti della ricerca di un senso, descrivono il desiderio dell'uomo di oltrepassare i propri limiti, materiali e mortali, perchè è in questo perenne sforzo che la vita assume un significato più alto. Come la religione cristiana non mette termine alla vita, attraverso il mistero dell'esistenza ultraterrena, la mitologia affida al vino quell'estasi liberatoria e rivelatrice che è soprattutto superamento della propria individualità.

Il vino quindi è bene e male, è lecito e inlecito, è vizio e virtù: per non soccombere a questa dicotomia di eccessi l'unica sintesi possibile, suggerita dalla stessa saggezza antica, è la ricerca della misura, perchè il vino doni gioia, sia utile all'ispirazione filosofica e poetica, rallegrando il cuore dell'uomo senza ebbrezza.

Bacco...

La leggenda racconta che Dioniso, figlio di Zeus e di una mortale, Semele, nacque addirittura due volte. La madre infatti fu uccisa dalla vendetta della gelosa Era - che mai perdonava le amanti del suo divino consorte - quando ancora non aveva messo al mondo il fanciullo. Attirata con un tranello, Semele fu fulminata dai dardi infuocati del re degli dei di cui nessun mortale poteva reggere la vista. Zeus riuscì comunque a salvare il feto di Bacco, che completò la propria gestazione all'interno della sua coscia. Per sottrarre il fanciullo a nuove ire della moglie, Zeus lo affidò alle cure delle ninfe di Nisa. Una volta cresciuto Dioniso si allontanò dalla casa scelta dal padre e viaggiò a lungo per il mondo insegnando all'uomo la coltivazione della vite che lo stesso aveva creato. Per questo Dioniso è dio della vegetazione e della terra fertile, oltre che della vite e del vino. Ad esso erano collegati i riti orgiastici e il mito delle Baccanti.

LA PIANTA:

Regno: Plantae
Divisione: Magnoliophyta
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Rhamnales
Famiglia: Vitaceae
Genere: Vitis L., 1753

Specie
Vitis acerifolia
Vitis aestivalis
Vitis amurensis
Vitis arizonica
Vitis x bourquina
Vitis californica
Vitis x champinii
Vitis cinerea
Vitis x doaniana
Vitis girdiana
Vitis labrusca
Vitis x labruscana
Vitis monticola
Vitis mustangensis
Vitis x novae-angliae
Vitis palmata
Vitis riparia
Vitis rotundifolia
Vitis rupestris
Vitis shuttleworthii
Vitis tiliifolia
Vitis vinifera
Vitis vulpina

La vite (Vitis, L.) è un genere di piante arbustive della famiglia delle Vitacee, anticamente chiamata Ampelidacee.

La specie più nota del genere è Vitis vinifera L., da cui si ricava l'uva e il vino.

Specie

Il genere Vitis comprende numerose specie:

Vitis vinifera L., una specie coltivata fin dall'antichità;

Altre specie, prevalentemente selvatiche, sono :

Vitis labrusca, la vite americana (in inglese fox grape, in quanto l'uva ha un gusto "selvatico" poco apprezzato in Europa);

Vitis riparia;

Vitis rupestris;

Vitis berlandieri (o vitis cinerea).

Poco sensibili alla fillossera, un afide parassita che attacca le viti europee, queste specie, così come i loro ibridi, vengono utilizzate sia come portinnesto (arbusto su cui innestare le barbatelle dei vitigni), sia come incrocio con alcune varietà di Vitis vinifera per la produzione di uva da vino.

L'uva della Vitis labrusca, e dei suoi ibridi con Vitis vinifera, può essere vinificata e si ottengono vini come il Fragolino (al sapore di fragola) o il Clinton, che fino a pochi anni fa erano prodotti tipici locali del Nord-Est d'Italia.

Vista la concorrenza che questi vini a basso costo ed alta produttività (e limitata qualità), procuravano al mercato dei vini di alta qualità e costo prodotti dalla vite europea (Vitis vinifera) l'Unione Europea ne ha vietato la produzione. Risulta sostanzialmente come non documentata la nocività dei vini prodotti, in modo adeguato, da viti diverse dalla vinifera per cui è da ritenersi che le misure siano soprattutto di protezione nei confronti di materie e prodotti ritenuti di minor valore. Oggettivamente la produzione di vini da vitigni diversi dalla vinifera dà spesso prodotti di modesta qualità, sia per le diverse caratteristiche organolettiche oggettive (ad esempio, il sapore volpino), che per la scarsa tenuta all'invecchiamento.[senza fonte] La correzione di queste caratteristiche si pratica da un lato con procedimenti tesi a limitarle fino a dove possibile, ed in seguito con aggiunte come la zuccheratura (aggiunta di zuccheri o melasse) o altri correttori ed additivi, non previsti per la vinifera. D'altra parte gli stessi Stati Uniti e l'Australia distinguono nettamente tra i loro vini di alta qualità originati da vitigni di Vitis vinifera, di cui sono tra i maggiori produttori mondiali, ed i vini, prodotti marginalmente da viti autoctone americane o da ibridi. Ciò non toglie che, in condizioni commerciali particolari, in assenza di alternative ragionevoli per il clima, i vitigni americani o gli ibridi relativi sono coltivati per la vinificazione con discreti risultati in diversi paesi, come gli Stati Uniti, il Canada, Nuova Zelanda ed in Svizzera. In Svizzera, vista la resistenza naturale di Specie o ibridi diversi dalla vinifera agli infestanti, (soprattutto crittogame) recati dal clima, i vitigni ibridi interspecifici americani o le viti americane, sono diventate i vitigni d'elezione per l'agricoltura biologica; tra i vini ottenuti: il Marechal Foch, il Regent ed il Vidal Blanc.

Descrizione

La vite è una pianta arborea rampicante che per crescere si attacca a dei sostegni (tutori) mediante i viticci; se la pianta non viene potata può raggiungere altezze notevoli attaccandosi agli alberi; è dotata di un apparato radicale molto sviluppato, che può superare anche i 10 metri di lunghezza.

Il fusto è suddiviso nel ceppo (pochi decimentri immediatamente sopra il suolo), nelle branche (le prime ramificazioni che si dipartono dal fusto) e nei tralci che sono i rami di uno o due anni.

Le foglie, dette pampini, palminervie, alterne sono semplici e costituite da cinque lobi principali più o meno tagliati con forma di cuore alla base. Sono un carattere diagnostico importante per il riconoscimento dei vitigni della vite coltivata (Vitis vinifera sativa).

Infiorescenza

I fiori sono molto piccoli, di colore verdastro e raggruppati in infiorescenze a racemo. La vite selvatica è dioica (cioè con fiori unisessuali portati da individui diversi), le varietà coltivate sono state selezionate per portare fiori ermafroditi. I fiori hanno calice e corolla entrambi di 5 pezzi. Il calice, dopo la fecondazione, può rimanere nel frutto formando un cercine attorno al pedicello di ciascun acino. I petali della corolla sono saldati in alto. Il gineceo è formato da 2 carpelli e porta 4 ovuli. Gli stami sono 5 alternati ai nettari.

I frutti sono delle bacche (acini) di forma e colore variabile: bianchi, gialli, viola o neri, raggruppati in grappoli. Presentano un esocarpo spesso pruinoso (buccia), un mesocarpo con cellule piene di succo da cui si ricava il mosto (polpa) ed un endocarpo formato da uno strato di cellule che delimita le logge contenenti i semi (vinaccioli).

Coltivazione

La pianta della vite si adatta in genere ad ambienti con condizioni di clima e di terreno molto diversi tra loro, ma in genere, soprattutto per la produzione di uva da vino, esistono alcune limitazioni. Le zone di coltivazione devono trovarsi comprese quasi esclusivamente fra il 30° ed il 50° grado di latitudine nord e sud, e ad un'altitudine tra il livello del mare ed i 1000 metri circa. La temperatura non deve mai essere inferiore ai +15 °C. I terreni possono essere di varia tessitura (da argillosa a sabbiosa. La vite si adatta anche a terreni di limitata fertilità e tollera contenuti medio elevati di calcare. L'esposizione migliore è a sud, preferibilmente in zone collinari. La pianta della vite ha un ciclo biologico (vita) della durata di circa 40 anni; per i primi tre anni la pianta non è produttiva, il periodo migliore per la produzione di uva da vino va dal quinto al venticinquesimo anno. Non è comunque raro trovare vigne molto vecchie che forniscono ancora un ottimo prodotto. La vite ha un ciclo vegetativo annuale suddiviso in periodi; ogni periodo prende il nome di "fase fenologica".

USI "CURATIVI"

Il decotto di foglie giovani raccolte da maggio ad agosto, ed essiccate al sole, ha proprietà astringenti per la presenza di tannino

Le foglie fresche per uso esterno sono curative delle malattie cutanee

Il decotto di foglie per uso esterno serve per irrigazioni, impacchi e lavaggi

I frutti raccolti quasi a maturazione hanno proprietà rinfrescante, disintossicante, diuretica, depurativa del sangue, idratante, vitaminica, energetica, contro l'acidosi, stimolante la digestione, lassativa e antireumatica

Il succo deli acini d'uva filtrato, serve per uso esterno per curare pelli grinzose e come maschera di bellezza

Il decotto di uva passa secca (uva sultanina, zibibbo, malaga, uva di Corinto) ha proprietà emollienti, bechiche ed espettoranti

Il vino d'uva bevuto con moderazione ai pasti, ha un'azione diuretica, tonica, digestiva, antianemica

L'uva ben matura consumata come frutta da mensa, viene utilizzata per la cura dell'uva o ampeloterapia, nelle persone defedate, anziani e bambini, colpiti da varie malattie.

Fitoterapia: dai semi di Vitis vinifera varietà rubra vengono estratti dei particolari flavanoli denominati OPC che hanno dimostrato ampiamente attività antiossidante, antiradicali liberi, vasoprotettiva, antiflogistica, immunostimolante. Consigliabili, a giusta titolazione, soprattutto nell'insufficienza venosa e nella sindrome emorroidaria.

Recente è l'isolamento di un fenolo (stilbene) composito derivato dalle bucce e dai semi, il Resveratrolo che sembra avere in natura proprietà protettive ed antimicotiche (antimuffa) nell'acino. Per la salute umana il Resveratrolo ha presentato spiccate attività antinfiammatorie ed antinvecchiamento, risulta inoltre essere un potente antiossidante, (antiteratogeno), agisce come fluidificante del sangue ed ha una notevole attività a prevenire i trombi e, unica sostanza nota, a rimuovere attivamente le placche occludenti i vasi.

Il contenuto nell'uva (parte commestibile), è massimo principalmente nelle bucce. Il contenuto varia molto in funzione della varietà; nei derivati succhi e vino, è solo nelle parti che prevedono la macerazione delle bucce da cui è estratto. Data la concentrazione relativamente bassa nel vino è sconsigliato farne uso terapeutico in questo senso. I derivati dal Resveratrolo sono prodotti farmaceutici.

fonti: wickipedia..

 
Sui palmi e al centro dlele piante dei piedi esistono i cosiddeti centri energetici secondari, sono aree nelle quali terminano i canali energetici del corpo.
Noi tocchiamo al terra coi piedi e sotto le piante dei nostri piedi, ha luogouno scmabio fra energie del nostro corpo e quelle del pianeta.
Noi cediamo le nostre energie alla terra, e la Terra cede le sue energie a noi.
Grazie a questo scambio noi ci radichiamo al pianeta, e assorbiamo da esso le energie spirituali che penetrano nella materia.
Ai centri delle piante dei piedi corrispondono: ossidiana fiocco di neve, il quarzo tormalina, perchè contengono entrambi la polarità del chiaro e dello scuro, della luce e dell'ombra.

OSSIDIANA A FIOCCHI DI NEVE


(gatteggiante o avventurinata) è una pietra nera opaca, punteggiata da macchie

bianche e grigie che ricordano i fiocchi di neve o le nmuvole, essa infonde in noi una forza psichica che ci è àncora alla Madre terra e ci rende saldi e fermi nelle decisioni difficili... Può recare giovamento anche alle eprsone che hanno tendenza ad evadere nelle dimensionio spirituali, a perdere il rapporto con la realtà, a perdere il terreno soto i piedi. Il suo colore fondamentale, il nero, simboleggia la "densità" della materia, la forza della terra; le macchie chiare simboleggiano l'elemnto spirituale, quindi ci insegna a non considerare la via della conoscenza separata dagli eventi quotidiani, ma a fare del quotidiano,

il campo d'azione delle esperienze spirituali. Ci insegna a non tenere le necessità spirituali, separate da quelle materiali, cosa del resto impossibile, perchè le une, esprimono nelle altre.

Per essere in contatto diretto con le vibrazioni dell' ossidiana,

o un picoclo quarzo/tormalina, ina uan calza in uan scarpa. la percezione della presenza della pietra che avvertiamo fisicamente, ci costringe a rivolgere la nostra attenzione ai piedi, che rappresentano il polo opposto a quello del vertice del capo, e quindi ai processi spirituali che esso governa.

Questa pietra aiuta a combattere il freddo ai piedi, che è l'indizio di scarso radicamnto alla terra, e di disarmonia tra spirito e materia. Noi Inviamo energia ovunque, dirigiamo i nostri pensieri e i nostri sentimenti; quando, invece di pilotare il nostro pesniero, con al guida della coscienza, lo lasciamo vagare liberamente, senza controllo, noi disperdiamo energia, quindi dobbiamo imparare a essere sempre "presenti", questo ci aiuta fra l'altro, a cogliere la bellezza e la vitalità del creato, in tutta la sua portata, e a goderne in pieno.

QUARZO TORMALINA


Nel quarzo tormalina coesistono 2 piuetre diverse.

il quarzo (cristallo di rocca) contiene inclusioni di tormalina sottoforma di aghi neri, le 2 pietre sono cresciute insieme, invece di separarsi si sono unite, per cui, le qualità dell'una, potenziano quelle del'altra. Queste 2 pietre, che in natura figurano come separate, quando sono accoppiate ci insegnano a non respingere o a non ostacolare l'avversario, il proprio opposto, ma ad accoglierlo con spirito concigliante, nel reciproco rispetto della bellezza.

Perciò, anche il quarzo tormalina, è uan pietra che unisce in sè la polarità degli opposti, però, in senso inverso a quello dell' ossidiana a fiocchi di neve, perchè in essa, lo spirito è entrato nella materia, gli aghi scuri della tormalina, sono penetrati nella luce, che li avvolge. Questa, è una pietra che aiuta a diventare maggiormente spirituali, alle persone troppo ancorate alla terra, legate ai desideri, e agli obbiettivi materiali, al punto di trascurare quasi del tutto le aspirazioni dell'anima, ma, aiuta anche quelle che desiderano aprirsi alla..

"luce dell'anima", che desiderano riempire la loro vita di contenuti spirituali e che soffrono a causa del loro eccessivo radicamento ai bisogni materiali. Inoltre le sue luminose vibrazioni cristalline, influenzano le anime luminosce scese in terra, per diffondere la luce di cui sovrabbondano.
Il quarzo tormalina insegna all'uomo ad accettare le proprie qualità negative,
e i propri lati d'ombra, che così diventano positivi, perchè prendendo coscienza di sè, esso constata che la vita è governata da un'entità superiore, e che ognuno è responsabile delle proprie azioni; di conseguenza, non attribuisce più agli altri la responsabilità dei propri errori, si rende conto, di essere lui l'artefice dei modelli di pensiero e di comportamento che proietta sugli altri.

In ultima analisi si constata che:

- non ci sono eprsone che gli vogliono male
- non esistono painte che intendono nuocergli
- non esistono animali che intendono aggredirlo
- non esisitono pietre positive o negative
- non esistono individui cui sia giusto attribuire la causa
dei propri guai eo timori.

Esiste soltanto il dato di fatto che l'universo è tutto vibrazione e risonanza, e che l'uguale è affine all'uguale. Qundo siamo tristi tutto alimenta la nostra tristezza, ogni cosa potenzia il nostro stato d'animo; quando siamo allegri, tutto alimenta e accresce la nostra allegria. Quindi siamo noi stessi a determinare la qualità delle vibrazioni che produciamo, sono i nostri sentimenti, la nostra volontà e le nostre azioni che producono le vibrazioni che emaniamo e attirano le vibrazioni ad esse affini.

Attraverso i centri energetici delle mani, noi assorbiamo e cediamo le energie che provengono dall'anima, La mano destra cede energie, quella sinistra le capta. Quando posiamo le mani sui centri energetici per attenuare un dolore o una condizione patologica, con al consapevolezza di essere un canale vettore dell'amore divino, la forza risanatrice fuoriesce dai centri energetici dei palmi.
Ai centri energetici delle mani corrisponde anche il cristallo di rocca, uan pietra particolarissima, che eprò agisce anche sugli altri centri, ai quali comunica la forza della purezza e della luce.

CRISTALLO DI ROCCA



irradia armonia, purezza, limpidezza e luce, perciò, ovunque si trovi, rischiara tutta l'atmosfera. Le sue vibrazioni trovano risonanza nella luce divina, toccano la luce divina della nostra anima, e la fanno risplendere in tutta la sua purezza, esaltando in noi, il desiderio di essere pervasi da questa luce limpida e pura. La chiara luce incolore del cristallo di rocca, contiene integratutteel forze della creazione. Se la posiamo sulle varie parti del nostro corpo, sui vari centri energetici, questa pietra ne chiarificae purifica le vibrazioni, rendendo migliori e più efficienti le loro funzioni (vedere la discussione a propoisito della fronte)

Se la posiamo su una parte dolente, poichè carica di tessuti, l'aiuta a liberarsi
dal dolore, in parte, o completamente...

Se collochiamo la pietra nel campo energetico che ci circonda, nell' AURA che ci avvolge, dove vibrano tuti i colori dell'arcobaleno, essa li purifica, chiarifica, e.. "carica" l'aura di energia nuova.
Disperde le vibrazioni negative, che prima di manifestarsi sottoforma di malattia, del corpo o dell'anima, si manifestano nell'aura. Le compenetra della sua luce, e le alontana dalla zona.

E' possibile utilizzare il cristallo di rocca, come apportatore di luce e di energia, e come promotore della concentrazione di un'infinità di circostanze..

qualche esempio:

- se mettiamo un cristallo nel soggiorno e nella camera da letto,
ad esempio su una finestra, sulla scrivania, vicino ad un mazzo di fiori, sul comodino,

sotto al letto, .. esso, trasmetterà a questi ambienti, le vibrazioni dell'armonia e della pace,
e renderà il nostro sonno, tranquillo e profondo.

- se mettiamo un cristallo sotto al cuscino, mentre dormiamo, esso chiarifica i nostri pensieri, e con la sua luce acompagna e protegge i nostri sogni e le migrazioni dell'anima verso altre dimensioni.

- se interriamo un cristallo sotto un albero, nel giardino cioè, lo restituiamo alla terra, esso, trasmette energie cosmiche risanatrici al mondo vegetale,

che promuove la crescita e aiuta a guarire gli alberi ammalati... Lasciamoci ispirare e guidare dai cristalli !! Saranno loro a rivelarci come e dove, è opportuno servirsene...

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